LABCOM

Laboratorio del Comunitarismo labcom_info@yahoo.it

DOMENICA 24 FEBBRAIO ore 16.30 CONCERTO DI BENEFICIENZA

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DOMENICA 24 FEBBRAIO 2008

ORE 16.30

SALA BALDINI

PIAZZA CAMPITELLI 9

CONCERTO DI BENEFICIENZA

A FAVORE DELL’ASSOCIAZIONE IL DONO ONLUS

MUSICHE DI SHUBERT E CHOPIN

eseguite dal M° LUCA TEOFILI

F, SCHUBERT

Improvviso n.2 op. 142 in Lab

Improvviso n.3 op. 142 in Sib

Improvviso n.4 op. 142 inFa min.

F.CHOPIN

Notturno n.1 op.27 in do # min.

Fantasia in fa min. op. 49

Ingresso gratuito 

www.il-dono.org

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23 FEBBRAIO: TI SEI MAI CHIESTO QUALE FUNZIONE HAI?

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Ipnotizzato davanti alla Tv

chiuso in auto tra migliaia di auto nel traffico

 o in fila alla cassa di un grande magazzino

lavorare desiderare consumare lavorare

costruire un futuro con contratti a tre mesi

sognare una vacanza

un auto nuova

un nuovo corpo

un’altra mente

una seconda vita.

Fingersi felici, sentirsi manichini.

Cavie per nuovi farmaci

contro la vecchiaia e la maternita’

contro la noia  e la tristezza

embrioni nelle provette

che non saranno mai dei “figli perfetti”

PRECARIATO EUGENETICA CONSUMISMO OGM

Uomini come Manichini del CrashTest

cavie umane per esperimenti di massa…

nella “Fabbrica dei Desideri ”

si costruisce l’uomo perfetto

sulla pelle di quello reale.

TI SEI MAI CHIESTO QUALE FUNZIONE HAI?

 

NASCE IL MYSPACE DEL LABCOM

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http://www.myspace.com/labcom_roma

 

 

 

E’ NATO IL MYSPACE DEL LABCOM.

UNA VETRINA, UNO SPAZIO DI INCONTRO E CONDIVISIONE

PER CONOSCERE TUTTE LE INIZIATIVE CHE ORGANIZZIAMO

PER VEDERE QUELLE CHE ABBIAMO GIA’ REALIZZATO.

L’AMERICA CONSENTE LA VENDITA DI LATTE E CARNE DI ANIMALI CLONATI

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Dove stiamo andando? Il governo americano ammette sul mercato statunitense la vendita di carne di animali clonati, dando un ulteriore conferma che il capitalismo globale non ha più confini: dove è finito il Senso della Vita e del Limite?

Il mondo comunitario si interroga e l’alternativa è puntare sulla qualità dei prodotti, sulla provenienza, sul rispetto della vita del mondo animale e dell’ambiente.

        

L'FDA ha dichiarato non nocivi per la salute i prodotti alimentari derivanti da cloni, che perciò saranno venduti senza alcun bollino di segnalazione

Dopo anni di dibatti e trattative, martedì15 gennaio la Food and Drug Administration, il dipartimento governativo che vigila sui prodotti alimentari, ha dato via libera alla vendita di latte e carne proveniente da animali clonati.

La decisione, che per il momento riguarda i suini e i bovini ma non gli ovini, come Dolly, la pecora-simbolo della clonazione nel mondo, arriva al termini di anni di studi che, secondo la FDA avrebbero portato alla conclusione che carne e latte di animali clonati è “sicura esattamente come quella degli animali che si riproducono naturalmente”. Per questo, la FDA non ha previsto sul prodotto alcuna etichetta che segnali al consumatore che il cibo che sta per comprare deriva da animale clonato.

La decisione è stata accolta con entusiasmo da allevatori ed aziende agricole che sperano di trasformare la clonazione in una tecnica comune e quindi più economica; oltretutto la clonazione, osservano alcuni sostenitori della decisione della FDA, garantisce ai prodotti standard qualitativi più alti e controllati.

Immediata invece la reazione delle associazioni dei consumatori che ha sottolineato la mancanza di ricerche adeguate sui prodotto derivati da animali clonati, senza considerare che molti consumatori si oppongono la clonazione per motivi etici o religiosi.

La posizione dei consumatori è recepita dall'industria alimentare con alcune compagnie che hanno già dichiarato che non venderanno cibo clonato; tuttavia, fanno notare molti commentatori, in passato altre tecnologie come l'inseminazione artificiale hanno incornato resistenze iniziali per poi essere tranquillamente adottate.

La vendita al mercato, tuttavia, dovrebbe riguardare per il momento solo la progenie degli animali clonati e non gli animali stessi, visto l'alto costo della tecnica di riproduzione. Oltretutto un'altra agenzia governativa, l'Agricolture Department ha chiesto ai coltivatori di continuare a trattenere i cloni stessi dalla vendita, dicendo che il dipartimento ha bisogno di tempo per fronteggiare le preoccupazioni dei rivenditori e del mercato.

Alessandro Tarquinio

LA SALVEZZA DEL BIOLOGICO E' IL LOCALISMO.

 

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Il settore dell’agricoltura biologica è sicuramente in pieno sviluppo in tutta Europa, anche se il suo tasso di crescita mostra  una flessione negativa, a causa della riduzione dei finanziamenti devoluti a queste produzioni dalle istituzioni europee.

L’Italia, è tra i vari paesi del vecchio continente quello in cui l’agricoltura biologica è più diffusa, anche grazie  a fattori ambientali, come l’immenso ed eterogeneo patrimonio agroalimentare, che favoriscono sistemi produttivi basati sulle caratteristiche di “salubrità” e “tipicità”.

In Italia resiste però il fenomeno del “biologico sommerso”, ossia l’insieme delle piccole aziende, che costituiscono la tipologia dimensionale più diffusa nell’agricoltura italiana, che  producono con metodi biologici ma che preferiscono alla costosa e spesso imperfetta strada della certificazione, la distribuzione dei propri prodotti attraverso mercati “informali”, come quelli locali o i gruppi d’acquisto.

Esiste quindi nella filiera biologica una strozzatura tra produzione e distribuzione. Un difetto strutturale dovuto alla natura del nostro sistema produttivo, fortemente frammentato e poco collaborativo, e a una distribuzione sempre più egemonizzata dalle grande multinazionali. Una via d’uscita è sicuramente una soluzione che faccia leva su due tipi di  fattori: quelli di natura politico-istituzionale e quelli culturali.

Per i primi è necessaria una riorganizzazione del sistema dei marchi di qualità, al momento reso confuso da continue deroghe, che ne hanno snaturato le finalità originarie, per renderli realmente uno strumento di sviluppo e di efficace penetrazione dei mercati. Riguardo al secondo tipo di fattori, anche il realizzarsi (certamente necessario) di una riorganizzazione del settore della distribuzione, che ponga un freno all’aggressività delle multinazionali e tuteli i piccoli operatori, risulterebbe un intervento sterile nell’affrontare le tendenze dell’economia mondiale, se non accompagnato da una decisa rivoluzione culturale che incida in chiave localista sulla domanda dei consumatori e sull’offerta dei produttori. La produzione e il consumo di prodotti alimentari legati al territorio che si abita collaborano a costruire l’identità culturale della propria terra, le sue caratteristiche naturali, la sua storia, la sua specificità.

Al contrario, scelte di consumo e di produzione che promuovano l’ingiustificata e indotta circolazione di beni su scala mondiale,  al solo fine di creare profitti, manterranno inalterata l’attuale situazione in cui i prodotti biologici si limitano ad essere una “nicchia” commerciale riservata a redditi medio-alti, e destinata ad estinguersi al modificarsi delle mode consumistiche e ad una ulteriore riduzione dei finanziamenti pubblici.

La strategia che permetterà al biologico, e a tutto l’agro-alimentare di qualità, di giungere ad una maturità è quello di trasformarsi in paradigma produttivo che parta dalla valorizzazione delle identità territoriali, non solo come strategia di marketing, strappando le dinamiche di produzione/consumo alle astratte ed effimere ragioni del Mercato per affidarle alla sovranità e alle necessità delle comunità reali.

Lorenzo Belli

AGRICOLTURA BIOLOGICA: LE RAGIONI DI UNA SCELTA TRA BIODIVERSITA' E QUALITA'

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Per ottenere cibi sani e di qualità, si è sviluppata in particolare nell’ultimo decennio, l’agricoltura biologica, un settore con precisi Regolamenti dell’Unione Europea e da provvedimenti legislativi nazionali.

L’agricoltura biologica persegue una produzione agro-alimentare "pulita", in perfetta armonia con la natura, esclude l’uso , nei campi e nelle stalle , dei prodotti chimici di sintesi (pesticidi,erbicidi, fertilizzanti, antibiotici, etc.), con più obiettivi dichiarati: produrre cibi che conservano tutte le loro proprietà naturali; allevare animali sani, rispettando il loro benessere; recuperare la biodiversità, preservando l’integrità del territorio e i suoi aspetti paesaggistici. Una strada che appare ormai indispensabile per migliorare la qualità della vita e dell’ambiente. I consumatori iniziano ad essere consapevoli di tali premesse: infatti, il consumo di prodotti biologici, anche nel nostro Paese, è in costante crescita...

Piante sane in terreno sano

Un suolo sano e vitale è la corretta base di partenza per ottenere prodotti sani e vitali. Questo è il primo impegno dell’agricoltore biologico. Banditi dunque concimi, diserbanti, insetticidi, anticrittogamici di origine chimica, nel biologico la crescita delle piante viene sostenuta dall’utilizzo di prodotti organici (come il letame, il compost) o di tecniche (come il sovescio, le rotazioni colturali) appropriate, dall’utilizzo di prodotti o meccanismi di difesa naturali (come zolfo, rame, macerati di piante, lancio di insetti utili predatori dei parassiti, consociazione di piante diverse). Si recuperano anche varietà antiche o dimenticate, talora meno produttive, ma più rustiche e quindi meno attaccabili dai parassiti. Il miglioramento o il recupero della biodiversità nell’ambito dell’ecosistema agrario, ottenuto attraverso la conservazione o il reimpianto di siepi, boschetti, piccoli specchi d’acqua, fasce di rispetto, è un altro rande alleato dell’agricoltore biologico, che utilizza sempre mezzi meccanici appropriati, di ragionevole potenza, e opera le minime lavorazioni del suolo (es. aratura poco profonda, semina su sodo), per preservarne ed incrementarne la presenza di sostanza organica. In agricoltura biologica è naturalmente vietato l’utilizzo di sementi od organismi geneticamente modificati.

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Nuovi consumi

L’agricoltura biologica comprende e asseconda la natura. Rifiuta le soluzioni offerte dalla chimica e dalla genetica e chiede ai produttori responsabilità ecologica e professionalità; punta all’alta qualità, alla conservazione d’ogni preziosa risorsa, alla salvaguardia ambientale e al benessere degli animali; rispetta le esigenze di produttori e consumatori. Tutti obiettivi che stanno trovando rilevanti consensi: tanto è vero che, nell’ultimo decennio, il biologico è cresciuto considerevolmente, per una maggiore sensibilità ambientale ed attenzione alla salute. Il settore è dunque in costante progressione, ed anzi la richiesta supera ormai l’offerta, in Italia come nel mondo. Oggi nel nostro paese, a testimonianza della validità del metodo, sono più di 50mila le aziende che praticano l’agricoltura o la zootecnia biologica, su oltre un milione di ettari (come a dire lo spazio della Basilicata). Così nel contesto europeo e mondiale l’Italia,grazie al suo clima, alla ricchezza e diversità dei suoi ecosistemi, alla tipicità e varietà dei suoi prodotti, grazie alle sue grandi tradizioni agro-alimentari e gastronomiche, si configura come il paese ideale, perfettamente votato, per le produzioni biologiche, tutte di alta qualità, ed alla tipicità di tutte le nostre Regioni.

Il valore del biologico

I prodotti dell’agricoltura biologica, per le loro intrinseche qualità, sono buoni e gustosi, sicuri da mangiare e con elevati valori nutritivi, superiori ai prodotti dell’agricoltura convenzionale (è stata provata la presenza di maggior quantità di vitamine, sali minerali, oligoelementi ), a tutto vantaggio della nostra salute. È vero, il loro prezzo è superiore a quello degli alimenti dell’agricoltura convenzionale, ma ciò è dovuto in parte ai costi della certificazione (sono gli unici prodotti alimentari controllati in tutte le fasi della produzione ), alle minori produzioni, alla maggior manodopera richiesta nei campi, in parte ad un sistema di distribuzione ancora non bene a punto. Ma non siamo disposti a pagare qualcosa di più per avere a tavola reale genuinità, qualità e assoluta sicurezza

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Cercateli al mercato

Ecco perché vale la pena cercare questi prodotti nei mercatini, nei negozi specializzati, presso quei salumieri e fruttivendoli che al biologico hanno già detto sì, ampliando il loro tradizionale assortimento, e negli scaffali dei supermercati italiani. Molti, sempre più, offrono un buon assortimento di prodotti freschi, confezionati ed anche tipici regionali, tutti ovviamente certificati. Ed in crescita è anche l’elenco di ristoranti che offrono ai loro clienti materie prime. In più, a dimostrazione della grande vitalità del biologico italiano, esportiamo all’estero (in particolare in Europa, Stati Uniti e Giappone) oltre un terzo della produzione biologica nostrana, soprattutto frutta e ortaggi, cereali, legumi, pasta, riso, olio extravergine d’oliva, vino, formaggi, latte e latticini, salse e condimenti, frutta secca, miele, prodotti da industria.

Gli allevamenti biologici

Nonostante sia provata la validità anche di una equilibrata dieta vegetariana, la carne riveste un ruolo importante nell’alimentazione. Le norme che regolano gli allevamenti biologici sono precise, e rispondono in primis ad un fondamentale principio di base: al benessere degli animali deve essere rivolta la massima cura. Negli allevamenti biologici un ruolo importante riveste innanzitutto la scelta della razza, che deve essere possibilmente autoctona, che vuol dire più rustica, propria di quel particolare territorio, che ben s’adatta dunque allevamento biologico all’ambiente e offre maggiori garanzie di resistenza fisica. L’animale viene poi allevato con un’alimentazione appropriata alle sue esigenze, lasciando spazio ai suoi comportamenti naturali, libero di stare anche all’aperto ed in spazi adeguati. Non gli si può provocare alcuna mutilazione, né somministrargli sostanze sintetiche che ne accelerino la crescita, ne aumentino l’appetito o la produzione; i mangimi devono essere composti da ingredienti di origine vegetale e biologica, mentre sono banditi ormoni, antibiotici e cure allopatiche. Le uniche cure consentite sono quelle omeopatiche. Nei prodotti biologici dunque non trovano spazio coloranti, conservanti, additivi artificiali in genere. E qui il consumatore deve stare sempre bene attento, perché esistono in commercio, pubblicizzati in particolare dalla grande industria, "specchietti per allodole", prodotti cioè che si fregiano del termine "naturale", "bio", "eco-compatibile", "da lotta biologica integrata" e così via che nulla hanno a che vedere con i prodotti veramente biologici. Per questi, infatti, gli esami ... non finiscono mai! Agricoltura ed allevamenti biologici sono infatti sottoposti ad un rigoroso sistema di controllo, uniformato sull’intero territorio dell’Unione Europea ai sensi del Reg. CE 2092/91 e successivi, che monitorizza l’intero ciclo del prodotto, dalla preparazione del terreno per la semina fino alla vendita. Le aziende biologiche, vengono ispezionate (anche a sorpresa) in tutti i loro ambiti , terreni, stalle magazzini, carico e scarico dei prodotti, etc. Alla fine, soltanto chi è entrato nel regime di controllo, ottemperando a quanto richiesto dalla legge, può definire i propri prodotti come provenienti "da agricoltura biologica". Ed è questa l’esatta dicitura per riconoscerli. Essa appare sull’etichetta, sulla quale devono essere altresì indicati: il nome, per esteso, dell’organismo di controllo (uno dei nove, vedi in appendice); gli estremi dell’autorizzazione ministeriale; la sigla dell’Italia (IT), quella dell’organismo di controllo (codice di 3 lettere), il codice del produttore, la lettera T (prodotto trasformato) o F (prodotto fresco) assieme al numero di autorizzazione. Tutti questi elementi formano una "carta d’identità" del prodotto che non può essere contraffatta (in più esiste il marchio Comunitario adottato dalla Commissione Europea a fine ‘99, ma la sua presenza in etichetta è facoltativa), e che garantisce al consumatore che almeno il 95% degli ingredienti di origine agricola di quel prodotto è sicuramente "bio".

 

                                                                               Alessandro Tarquinio

30 Novembre: SPETTACOLO TEATRALE "USURA!!!"

 

L'ass.cult LABCOM - Laboratorio del Comunitarismo

 

è lieta di invitarla Venerdì 30 Novembre alle ore 21.00

 

presso l'Auditorium Don Guanella, via G. Savonarola 35

 

 

alla nostra iniziativa

 

"USURA: una setata a teatro tra svago, socializzazione e riflessione"

 

 

Sarà messo in scena lo spettacolo teatrale

 

"USURA!!!"

 

di e con Paolo Bussagli

 

basato sugli scritti economici di Ezra Pound.

 

 

per info: 349/1324922     labcom_info@yahoo.it

            

http://labcom.leonardo.it

CASO = CAOS : SCENDI DALLA RUOTA, SEGUI IL TUO DESTINO.

Qual è il senso del nostro stare nel mondo?

 Il caso?

 

La società dei consumi non sa dare risposte a questa domanda di senso.

La modernità dopo aver ucciso Dio, ha cominciato ad adorare  feticci:

Il Progresso, la Scienza, la Tecnologia, il Denaro, il Mercato, l’Individuo.

 

E se ci fosse un senso, una Verità, oltre l’individualismo, il materialismo, l’utilitarismo liberale?

Ogni volta che si  trasformano gli strumenti in fini, ogni volta che si riduce l’uomo(ed il suo destino) alla dimensione materiale ed individuale, ogni volta che si pone il senso nelle mani del caso, avanza nella società e nelle coscienze individuali il deserto di valori, il vuoto di senso.

Il Nulla.

Il Caos.

 

Scendere dalla ruota del meccanicismo consumista, dell’ipnosi del consumo indotto, dell’illusione tecnologica, della mercificazione del corpo.

 

Amor fati.

Seguire il proprio destino vuol dire essere uomini e donne nella propria totalità.

Essere  ciò per cui si è destinati.

Divenire cio che si è.

 

“L’uomo vive profondamente radicato in tre dimensioni:

una dimensione personale, nella quale avverte il destino della sua singolarità, della sua unicità, della sua inalienabile differenza;

una dimensione comunitaria nella quale esso si concepisce inscindibilmente legato al mondo, attraverso un fitto reticolo di cerchi concentrici che lo pongono in necessaria relazione e profonda con gli altri, con l’ambiente, con la natura e con la cultura, il passato e il futuro;

e una dimensione trascendente nella quale egli ritrova il suo senso, la sua apertura oltre l’esistenza e il tempo, attraverso la coscienza del sacro…”¹

 

Destino, identità, tradizione sono realtà dinamiche ma non arbitrarie. L’uomo non è completamente determinato, ma neanche completamente determinabile dalla propria volontà.

 

Nessuno realizza da solo il proprio destino.

Il destino, personale e comunitario, è una narrazione di cui siamo sia soggetti che narratori.

 

“Un popolo si mantiene grazie alla sua narratività, appropriandosi del proprio essere in interpretazioni successive, diventando soggetto raccontando se stesso ed evitando così di perdere la propria identità, cioè di diventare l’oggetto di racconti fatti da altri.”²

 

“La tradizione non riguarda solo il nostro passato; è una dimensione del presente, dal cui riconoscimento o negazione dipende la consistenza della propria persona, della propria libertà, della propria capacità di rischiare.

Ma la tradizione diventa costruttiva se ritrasmette attraverso la narrazione della vita, tra una generazione e l’altra. Quando la narrazione si interrompe, si dilapida la tradizione  e si perde l’identità.

Credo non ci sia mai stato un tempo di afasia narrativa come questo. Padri che non hanno più figli, ovviamente non in senso biologico. Figli che non hanno più padri. Se il padre ammutolisce, il figlio non sa più se c’è una risposta alla sua domanda di senso . Questo blocca la storia di un popolo, distrugge il senso di appartenenza.”³

 

Lorenzo Belli

 

¹ M. Veneziani   “Processo all’Occidente – la società globale e i sui nemici” – pag.263

² A. De Benoist  “Identità e comunità” - Pag.58

³ Mons. C. Caffarra   dall’intervista pubblicata sulCorriere della Sera del 2/11/07

 

10 NOVEMBRE: APERITIVO COMUNITARISTA

Il LabCom inaugura la sua sede in via Aurelia 475.

 

Perditi nel labirinto, vivi una serata folle

tra esposizioni di quadri e murales,

proiezioni e musica,

spazio ogm-free e libri,

 vino e prodotti tipici,

artigianato e istallazioni.

 

La tua vita si troverà ad un bivio:

caso o destino?

Scoprilo sabato 10 novembre.